PATTO EDUCATIVO

Con i partner di progetto abbiamo creato un testo/base, comune e condiviso, di patto educativo.

Creare un patto educativo con la comunità educante per noi vuol dire coinvolgere tutti coloro che condividano la necessità di ripartire mettendo al centro l’educazione di minori e adulti.

Scrivere un patto educativo è un’azione in progress: partecipa anche tu alla scrittura del patto educativo portando la tua sensibilità, quella dell’ente cui appartieni, le tue esperienze educative, i valori imprescindibili cui fai riferimento, che possano essere paragone e riferimento per la crescita della persona in tutti i suoi aspetti. Vogliamo lavorare per un’educazione che arrivi al cuore dell’uomo e che sia il più possibile in grado di rispondere alla sfida storica epocale in cui siamo immersi.

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Lavori in corso: verso la composizione del Patto educativo
Aggiornato al 15 aprile 2024

Premessa

La Comunità Educante Agorà vuole creare un patto di comunità tra gli enti deputati all’educazione dei minori (Scuola, Terzo Settore, Comune e altri soggetti di sport e cultura appartenenti a diversi ambiti educativi) che attraverso incontri periodici leggano insieme i bisogni, condividano il know how, riflessioni, proposte progettuali e formative su minori e famiglie, in modo da poter diventare reale punto di riferimento per la presa in carico di famiglie e minori a 360° da parte dell’intero territorio in ottica sussidiaria e solidale.

Perché il Patto Educativo?

Attraverso i Patti Educativi di Comunità, la comunità locale diventa “educante”, assumendosi la responsabilità sociale di accompagnare e sostenere nei diversi percorsi di crescita i minori e le loro famiglie. Si intende creare le condizioni per dare vita ad uno spazio collettivo e aperto, nel quale i diversi attori che partecipano alle attività educativo/formative possano cooperare, in modo dinamico e flessibile. Non solo la scuola, che certo mantiene il suo ruolo di guida istruzione e riferimento, ma la scuola insieme agli altri, motrice di aggregazione e condivisione tra tutti gli attori chiamati a costruire il processo educativo dei minori, in un’ottica che si possa davvero definire comunitaria.

Il Patto di Comunità, dunque, è di fatto lo strumento con il quale si costruisce quella comunità locale che condivide un percorso e che si assume la responsabilità di essere educante. Si tratta dunque di un’intesa sottoscritta tra Istituzioni Scolastiche, Amministrazione Comunale, Cooperative, Associazioni, cittadini singoli o associati che insieme individuano nella relazione tra scuola, enti e territorio un bene inalienabile e uno spazio privilegiato per le possibili collaborazioni. Il Patto riconosce e sostiene la presa in carico delle situazioni di maggior fragilità, cercando di guardare insieme ad esse ed oltre esse in ottica di crescita comunitaria globale. Il Patto di Comunità si fonda, dunque, su un approccio partecipativo, collaborativo, cooperativo e solidale di tutta la società, finalizzato al raggiungimento di un’alleanza educativa stabile, richiamando l’art.118 della Costituzione, premiando azioni centrate sulle pari dignità e sul reciproco riconoscimento di tutti gli attori coinvolti.

A quale idea di comunità educante facciamo riferimento? Cosa vuol dire per noi comunità educante?

Costruiamo una Comunità Educante attiva e coraggiosa, sorgente di progetti e processi virtuosi di coprogettazione tra pubblico e privato in rete, che avvista il bisogno e vi risponde multi professionalmente agendo sui fattori scatenanti, proponendo soluzioni progettuali inedite e innovative. Agorà rappresenta la prima comunità educante varesina orizzontale tra comune, scuole e terzo settore, che si radica sul territorio con finalità condivisa, creando circolarità strategiche finalizzate a colmare i gap e cucire, con i fili della tessitura umano-educativa, le frammentazioni che creano disagio e povertà educativa. Sperimentiamo un nuovo modello di Welfare, che coinvolga anche i giovani, per incidere sulla governance territoriale, inclusiva, che ottimizzi risorse e costi investendo su minori e famiglie. Una comunità educante che crea equipe multiprofessionali formate da adulti che valorizzano, potenziano e orientano i processi di crescita dei minori affinché diventino seme e radice della società futura, supportando anche le loro famiglie nel proprio ruolo.

La Comunità Educante si struttura in un Tavolo di lavoro permanente sinergico e proficuo, stabile riferimento inclusivo ed educativo. Coinvolgerà l’UST, per trasferire le buone prassi ad altre scuole, mirando ad un cambiamento progressivo. Con le rappresentanze dei genitori, di classe e d’istituto, saranno coinvolte le associazioni genitori e il tavolo genitori ASVA per la massima possibilità di aderire alla rete e alla co-progettazione territoriale. Comunità educante promuove fin dall’inizio la collaborazione e la partecipazione di rappresentanti di diversi ambiti territoriali, quali altre Scuole, le Parrocchie, gli Enti del terzo settore (con un focus d’attenzione rispetto alle realtà parascolastiche), i tavoli di quartiere, il mondo dello sport e dello spettacolo, che a loro volta risulteranno essere portavoce di sottoreti, legate ai diversi ambiti di intervento, le aziende, i singoli cittadini …..poi vedremo che anche il mondo profit ha questa possibilità.

La Comunità Educante potrà accogliere  tutti quegli altri enti che siano presidio territoriale di intercettazione dei bisogni dei minori laddove ci siano situazioni di povertà e che vorranno condividere scopi, criteri, azioni e finalità della comunità educante, nell’ottica di coinvolgere anche le famiglie più fragili. La comunità educante è fatta di persone che si uniscono e promuovono luoghi educativi aperti, inclusivi e di cura per la valorizzazione della persona in tutte le sue potenzialità, talenti, relazioni, risorse, limiti, appartenenza a una tradizione, a una storia a una cultura.

Agorà vuole educare alla dimensione comunitaria. al protagonismo e alla valorizzazione della persona nelle dimensione comunitaria, alla relazione con gli altri. Gli adulti integrano i propri stili educativi in un instancabile e continuo lavoro di confronto e reciproco arricchimento in cui la sfida educativa diventa risorsa e stimolo per la comunità.

La Comunità Educante promuoviamo la famiglia come luogo educativo e di cura che ha al proprio interno risorse che la rendono luogo di educazione privilegiato, stimolante e complementare agli altri contesti di vita del minore anche quando essa è messa alla prova dalla complessità della realtà.

A quale idea di educazione facciamo riferimento?

Il modello relazionale proposto dalla Comunità educante pone al centro la persona con tutti i suoi bisogni, che deve crescere in modo globale ed armonico nel rispetto della sua tradizione (umana, culturale, religiosa, etc.). Il minore è soggetto competente, protagonista del proprio agire, pensare, sapere e non solo fruitore di progetti e servizi. Il minore non può crescere da solo, deve avere accanto a sé adulti e figure di riferimento che nelle diverse fasi della vita lo possano accompagnare nel proprio percorso di crescita.

Bisogni cui si cerca di rispondere

La Comunità Educante è consapevole di voler sostenere una la cultura territoriale strategica multi-partenariale in cui tutti collaborano, analizzando e trasformando i bisogni in risposte strategiche, efficaci, sostenibili multiprofessionali: si pone quindi al fianco del Comune supportandolo in una logica di sussidiarietà orizzontale. Si individueranno risorse economico-progettuali da affiancare agli investimenti Comunali, per implementare le possibilità di colmare i gap di processo, organizzativi e metodologici esistenti. Saranno progettati e creati ex novo servizi o forme di incontro professionali (équipe) oggi inesistenti, nuovi metodi di approccio non già standardizzati dalla politica scolastica e comunale, replicandoli come buone prassi, connettendo UST e reti di scuole. Il decreto 72/2021 (Ministero del Lavoro) esprime l’urgenza di una nuova governance: il III settore, co-protagonista attivo, co-governa con flessibilità, investe proprie risorse come interlocutore territoriale.

Partecipando alla Rete la scuola varesina considera sempre più alleati il III settore, i servizi sociali, le agenzie educativo-sportivo-culturali, al fine di ridurre la frammentazione dei pareri professionali che operano nel percorso educativo ed evolutivo dei minori, supervisionando i bisogni e i percorsi individuali in un continuum temporale dall’infanzia alla secondaria.

Famiglie e minori a background migratorio incontrano oggi particolari difficoltà in ambito scolastico: il Terzo Settore spenderà dunque le proprie competenze al fine di ridurre tali difficoltà e facilitare l’integrazione piena e costruttiva di tali famiglie nel tessuto sociale esistente.

Vogliamo inoltre riconoscere e valorizzare idee e competenze dei giovani affinché possano partecipare attivamente alle politiche di Welfare ed alla costruzione di una cultura nuova solidaristica e mutualistica.

Finalità ed obiettivi specifici

Finalità generale del patto educativo è quella di attivare un processo integrato tra pubblico e privato finalizzato a contrastare e prevenire i fenomeni della povertà educativa, dell’abbandono scolastico e del fallimento formativo, valorizzando e mettendo allo stesso tempo a sistema tutte le esperienze educative e le risorse sul territorio, connettendo istituzioni scolastiche, enti locali e relativi servizi, organizzazioni del civismo attivo e del privato sociale. Un Patto Educativo capace di configurarsi come presidio educativo inteso come luogo capace di:

  • Attivare un processo di rafforzamento e valorizzazione della scuola, intesa come naturale laboratorio sociale e di comunità, in un’idea di scuola che si lasci attraversare dal territorio e che proprio grazie a questo sappia progettare l’offerta educativa ampliando le opportunità di apprendimento e crescita personale di chi la abita;
  • Rispondere alla complessità che porta con sé il tema del contrasto alla povertà educativa, assumendo come priorità la cura delle situazioni di maggior fragilità (bisogni educativi speciali, alunni con background migratorio e difficoltà linguistiche, persone in condizione di svantaggio e fragilità, ecc.);
  • Ridurre il fenomeno della dispersione scolastica ripristinando un rapporto stabile tra famiglie e scuola;
  • cercare costruire strumenti che colleghino meglio le famiglie con la scuola
  • Avviare azioni di prevenzione che riducano gli effetti dell’abbandono e del fallimento formativo, con azioni e programmi personalizzati; garantendo azioni di supporto psico sociale nei confronti delle famiglie e dei minori in situazione di necessità sia nel contesto scolastico sia nel contesto extrascolastico ;
  • Realizzare spazi educativi parascolastici, laboratori, incontri, percorsi in orario extrascolastico e durante il periodo estivo, promuovendo azioni e interventi che trasformino il territorio in un contesto educativo diffuso, in grado di riconoscere e integrare apprendimenti formali ed informali.
  • Favorire il protagonismo e la partecipazione attiva di minori e famiglie, lo sviluppo di percorsi di cittadinanza attiva e solidarietà, la cura delle relazioni e della qualità degli spazi pubblici all’interno della comunità educante;

A seconda delle esigenze che emergeranno la rete è strutturata per costruire una risposta formulata da tutti i partner a livello macro. Sono a disposizione,  per questo,  4 commissioni corrispondenti a 4 aree prioritarie individuate di concerto:

  • INCLUSIONE MINORI – TAVOLO LIBERTA’ SOSPESE
  • UNITA’ SCOLASTICO-EXTRASCOLASTICO e orientamento – TAVOLO DIAMO VOCE: .
  • INNOVAZIONE DIDA-DIGITALE – TAVOLO OLTRE IL LIKE
  • INCLUSIONE E INTEGRAZIONE STRANIERI – TAVOLO INCONTRAMI .

Territorio coinvolto

Nel territorio varesino tanti enti operano per conto proprio, sovrapponendosi. La Comunità Educante ha il dovere di connettere e coordinare le risorse, diminuendo le distanze tra domanda e risposta, ricostituendo connessioni sostenute da forti relazioni. Il Comune non sempre riesce o può  coprire economicamente tutto il bisogno di intervento e i gap diventano falle sulle problematiche invisibili di esclusione.

Metodologia di lavoro e intervento

  • Si assume il metodo della co-progettazione integrata basato su un rapporto di pari dignità di tutti gli attori pubblici e privati, coinvolti a partire da un sistema organizzativo e funzionale centrato sul riconoscimento e la valorizzazione delle competenze e delle funzioni di tutti i soggetti coinvolti;
  • Costruisce e fonda gli interventi e le attività su un forte intreccio di contenuti, tempi e luoghi, tra curriculare ed extracurriculare, prevedendo la co programmazione delle diverse attività da realizzare, attivando in modo congiunto tutti gli attori coinvolti.
  • Privilegia modalità di intervento “longitudinali”, garantendo una duplice e parallela attenzione alle problematiche e ai casi di fragilità, includendo anche, contestualmente, i segnali di allarme più deboli.
  • Favorisce la partecipazione attiva di cittadini, famiglie e dei minori stessi.
  • Attiva un processo di condivisione diffusa dei protocolli di intervento e delle alternative progettuali tra i diversi attori coinvolti, in modo che le buone prassi inizino gradualmente ad attivarsi in ottica di circolarità.
  • Attiva forme di restituzione interna degli interventi progettuali
  • Promuove la disponibilità dei docenti a vivere il patto educativo di rete come un momento di auto innovazione e aggiornamento, riducendo soprattutto nei momenti di compresenza in aula la delle funzioni educative.
  • Coordina le iniziative al fine di favorire continuità ed evitando la dispersione di risorse rispetto agli interventi necessari.

Riferimenti normativi per il patto di comunità